
Negli ultimi anni si é assistito ad un regresso quantitativo del prodotto proveniente dalla pesca e ad un costante e sensibile aumento della quantità di prodotto allevato. Riflettendo su ciò, si é ormai obbligati a ragionare in funzione della produzione di pesce proveniente da allevamento e soprattutto da allevamenti a terra.
Teorizzando quanto detto, possiamo affermare che allevare il pesce in cattività offre migliori risultati:
In pratica però se le acque di carico degli allevamenti, comunque non sempre ideali, permettono con controlli vari di far vivere i pesci in condizioni quasi ottimali, é anche vero che le grosse concentrazioni di pesce nelle vasche portano all'inquinamento biologico laddove gli scarichi defluiscono. Oggi mediante l'utilizzo di particolari tecnologie, é possibile eliminare efficacemente l'inquinamento allo scarico.Riguardo ad alcune considerazioni sugli allevamenti di mitili e sugli impianti di depurazione degli stessi, le problematiche sono riferite soprattutto alla "qualità" dell'acqua utilizzata per gli impianti di depurazione.
In entrambi i casi esposti, per adeguare gli impianti sia agli standards produttivi che ai parametri dettati dalle normative vigenti, gli operatori devono affrontare notevoli sforzi economici per sopportare i costi che tali adeguamenti comportano. L'intervento dello Stato nel settore esiste ed é massiccio; il piano triennale della pesca ad esempio, come gli stanziamenti che la UE mette a disposizione per il settore (SFOP).
Ciò nonostante, non tutte le esigenze degli operatori vengono soddisfatte:
l decreti legislativi 530 e 531 (anno 1992) che hanno recepito direttive comunitarie, come la maggior parte di noi saprà, normano sia i centri di spedizione e depurazione di mitili, che i centri di spedizione e lavorazione di pesce; ed é altrettanto noto che i termini previsti per la messa a norma di tali centri sono oramai trascorsi da tempo. Sappiamo che le autorità stanno eseguendo controlli atti a verificare la messa a norma degli impianti; tutti noi sappiamo altresì che le verifiche operate dalle ASL sul prodotto sono costanti e sistematiche ma, nonostante i frequenti sopralluoghi assistiamo quotidianamente a "quello che vuole fare il furbo"; talvolta anche aiutato dalla compiacenza offerta da chi invece dovrebbe rigidamente rilevare e sanzionare eventuali irregolarità. A tale proposito é forse superfluo evidenziare come chi commercializza un prodotto non conforme alle Norme sanitarie, attenti di fatto alla salute pubblica. Non dimentichiamoci del problema colera verificatosi in Puglia che ha inferto una sonora "mazzata" economica agli Operatori.
Se le veriche sulle acque e sui prodotti fossero state realmente e diligentemente effettuate o meglio, avvenissero anche oggi con quella serena imparzialità che é prerogativa e fondamento di qualsiasi organo di controllo, molto probabilmente - per non dire sicuramente - non avremmo sentito, e ne mai sentiremo, parlare di colera.
Quindi, a mio parere, uno degli intendimenti dell'Associazione dovrebbe essere quello di sensibilizzare tutte le Autorità che concorrono all'espletamento delle attività di controllo affinché il comune principio sia:
così facendo si raggiungerebbe un notevole standard qualitativo e contemporaneamente si premierebbero tutti quegli operatori che, anche a fronte di considerevoli investimenti finanziari, porranno al centro della propria attività il rispetto delle regole e conseguentemente la "qualità globale"; risulta evidente che per coloro che invece continuassero "a fare i furbi" non vi sarebbe più spazio e si troverebbero irrimediabilmente "fuori".
E' anche vero che per fare questo la nostra Associazione necessita della collaborazione di tutti quegli operatori che rispettano o intenderanno rispettare le regole e che vorrebbero che le stesse venissero da tutti rispettate. Ritengo oltremodo intollerabile la situazione che oggi ci si presenta e che vede un panorama economico-commerciale al quale partecipano impuniti "pseudo-operatori" che facendosi beffa di Leggi, Norme e colleghi sviliscono ed impoveriscono il mercato e attentano alla salute pubblica. Questa situazione provoca una ignomignosa guerra dei prezzi, degna solo di un paese in via di sviluppo e con una economia "selvaggia" il che, con l'Euro alle porte, é a dir poco anacronistica.
Vale a dire che chi non depura può permettersi di cedere il proprio prodotto a prezzi sensibilmente inferiori a quelli di analoghi prodotti correttamente depurati, non avendo l'onere aggiuntivo della depurazione che, oltre al tempo necessario allo svolgimento dell'operazione, comporta l'acquisto ed il conseguente ammortamento degli impianti all'uopo utilizzati.
Per questi motivi l'Associazione dovrebbe denunciare pubblicamente questa situazione di mercato, nella quale risulta oggi possibile e senza neanche troppe difficoltà, commercializzare anche prodotti irregolari e pericolosi per la salute pubblica, e che rappresentano una reale "mina vagante" per l'intera categoria nell'eventualità dovessero nuovamente verificarsi casi di infezioni virali a danno dei consumatori.
Come pocanzi accennato per i casi di colera in Puglia, per colpa di qualche lestofante furono obbligatoriamente emanate ordinanze che proibirono la commercializzazione di mitili con conseguenti pesanti perdite in termini economici per le aziende, ancorché di perdite di posti di lavoro. Ricordiamo tutti la campagna denigratoria nei confronti della categoria, ma non dimentichiamo che nessuna associazione si prodigò per difendere materialmente la categoria stessa preoccupandosi di fornire una corretta informazione agli organi di stampa e quindi ai cittadini consumatori. I mitili come il pesce se mantenuti e conservati in contenitori nei quali viene utilizzata acqua inquinata, infetta e contenente il vibrione colerico, difficilmente possono a loro volta sottrarsi alla contaminazione.
Ciò accadeva a Bari, dove tutti sanno che gli scarichi non partecipano ad alcuna rete fognaria, e che i reflui sono pesantemente inquinati. Questa é la semplice spiegazione che riflette la verità e che, ribadisco, nessuna associazione ha ritenuto doveroso dare per conto dei propri iscritti.
Al contrario l'Associazione Irma si dovrebbe prefiggere la tutela dell'operatore ben oltre il cancello del proprio impianto ed a tal fine, com'é peraltro nei propri programmi, dovrebbe elaborare un protocollo di "qualità globale" ove le peculiarità qualitative ottenute nell'impianto vengano mantenute tali sia durante il trasporto che durante la conservazione nei punti di vendita e/o consumo. Ritengo che l'Associazione possa affrontare con serena tranquillità tutte le tappe che il progetto comporta poiché, già da tempo, dispone delle tecnologie adatte all'uopo la cui validità ed efficacia sono state ampiamente confermate dalle sperimentazioni compiute e da quelle in via di conclusione.
E' risaputo, e molti operatori hanno vissuto e vivono tale spiacevole circostanza, che spesso a seguito di controlli sanitari sul prodotto effettuati dai competenti organi di vigilanza in ambienti riconosciuti idonei alla commercializzazione al dettaglio al di fuori dell'impianto di depurazione, si riscontri che i parametri non siano nei limiti stabiliti dalle leggi.
Di chi é la responsabilità ?
Naturalmente a detta degli organi di vigilanza il primo soggetto su cui puntare il dito é il titolare dell'impianto di depurazione.
Ma si é certi che il prodotto una volta uscito dall'impianto sia stato correttamente trasportato e mantenuto ?.......O si potrebbero verificare altri casi come quelli sopra richiamati ??
Se, come sono certo, l'Associazione Irma sensibilizzerà i propri iscritti a rispettare le regole in funzione anche di un più moderno utilizzo delle tecnologie, tutte le problematiche fin qui esposte potranno essere superate e risolte. Non dimentichiamoci che la cosidetta "globalizzazione" sta spingendo ad esempio parecchie aziende del settore agro-alimentare alla ristrutturazione dei processi produttivi ed organizzativi interni finalizzati all'ottenimento della certificazione ISO 90001.
Lo scopo che IRMA dovrebbe prefiggersi non é unicamente l'operare entro i limiti ed i parametri imposti dalle vigenti norme, ma bensì quello di superarli in senso migliorativo per il raggiungendo di un "margine di rischio" coincidente con Io
L'Associazione Irma per il raggiungimento di tale scopo, sulla base ed in funzione dei prodotti ittici e della mitilicoltura provenienti da impianti utilizzanti tecnologie di controllo, sono certo che provvederà ad istituire sollecitamente un "marchio di provenienza e di qualità" che contraddistinguerà questi prodotti innovativi, e mi si passi il termine, dal "curriculum impeccabile"
Ovviamente in tale eventualità dovrà esistere un regolamento chiaro ed inequivocabile al quale gli operatori che vorranno utilizzare il "marchio di provenienza e qualità" dovranno scrupolosamente attenersi. Ciò detto anche a seguito dell'esplicito desiderio manifestato in tal senso da alcuni operatori che hanno colto i segnali del mercato circa l'ascesa, a livello di consumatore, della domanda di prodotti igienicamente garantiti. A tale proposito é interessante notare come le statistiche pubblicate da Centromarca evidenzino un'incremento di vendita dei prodotti "di marca" in ragione del 2% per l'anno '97 e del 3,7% nel primo bimestre '98.
A titolo personale ed a nome dell'Associazione mi compiacio di evidenziare come buona parte degli Operatori contattati abbia già manifestato vivo interesse all'iniziativa e che fra questi la Cooperativa Ittimar di Savelletri di Fasano, abbia colto fattivamente l'importanza del progetto mettendo a disposizione la propria struttura presso la quale sono già state effettuate con successo alcune importanti sperimentazioni finalizzate all'applicazione pratica di nuove tecnologie.
Sempre restando nell'ambito della ricerca, non posso dimenticare il centro di sperimentazione di Brescia che sarà ben presto operativo e che sarà supportato, relativamente alle verifiche di tipo analitico sia in campo chimico che biologico, dal prestigioso Istituto Zooprofilattico della Lombardia ed Emilia Romagna.
La certezza dell'Associazione Irma é che tali risultati potranno essere perseguiti e raggiunti in tempi brevi da buona parte degli Operatori già attivi oltre a quelli che in futuro si avvicineranno imprenditorialmente ai settore ittico in generale.
E' in questa sede, ed approfittando dell'occasione, che a nome dell'Associazione sono ad invitare tutti gli operatori già associati come quelli che si associeranno in futuro, di voler coinvolgere in questo grande progetto anche i loro partner - trasportatori e rivenditori - poiché non dimentichiamo che é indispensabile realizzare una "catena della qualità" di cui il primo anello é rappresentato dall'impianto di depurazione ed allevamento ittico mentre l'ultimo é rappresentato dai punti di vendita e/o di consumo. Grazie all'impiego di un "mix" di tecnologie innovative ed alla consistente esperienza nel campo della sperimentazione, siamo oggi in grado di mantenere inalterato il prodotto durante tutte le tappe che lo portano fino sulla tavola del consumatore.
Da ultimo ritengo necessario affrontare il problema inerente i rapporti fra le Pubbliche Autorità e gli Operatori.
Quali Autorità?
Innanzitutto le Capitanerie di Porto, laddove gli impianti gravano su area demaniale, i Comuni, le Asl, le Province e le Regioni.
E' suggerimento che Irma si assuma l'impegno di interporsi fra le Autorità e gli Operatori propri associati al fine di snellire qualsiasi pratica e/o rapporto , ciò per una rapida definizione della pratica.
E' importante che le Autorità interessate considerino con la dovuta attenzione le realtà produttive locali, soprattutto laddove più si sente la necessità (considerati i tempi) di mantenere e/o aumentare l'occupazione. Non dobbiamo dimenticare che la più piccola delle aziende del settore garantisce il sostentamento di almeno quattro famiglie. A questo si aggiunga un indotto che nel settore ittico coinvolge innumerevoli altre aziende ed operatori.
Tempi lunghi, richieste complesse ed articolate possono nuocere all'econo-mia delle aziende, provocando talvolta irrimediabili danni.
Dal canto loro gli operatori dovranno dimostrare la volontà di adempiere sollecitamente e conformemente a quanto richiesto dalle Autorità e sono certo, che anche in tale frangente, il ruolo di consulenza e di verifica da parte di Irma verso i propri Associati sarà sicuramente di aiuto.